2) Tirando pugni con le zampe anteriori
3) Cercando di mordere il compagno
4) Scuotendosi di dosso l’urina
Qualsiasi cosa dicano di me i mortali - non ignoro, infatti, quanto la Follia sia portata per bocca anche dai più folli - tuttavia, ecco qui la prova decisiva che io, io sola, dico, ho il dono di rallegrare gli Dèi e gli uomini.


...Questa è assolutamente da non credere. Abbattei un alce, un giorno. Andavo a caccia, su, verso il confine col Canada, e abbattei un alce. Lo lego al parafango, e via. Me ne torno a New York, sull'autostrada. Però non mi ero accorto che l'avevo colpito di striscio: l'alce era solo tramortito. Alle porte di New York comincia a riprendere conoscenza. Eccomi dunque a viaggiare con un alce vivo sul parafango, laddove c'è una legge nello Stato di New York che lo vieta espressamente - di viaggiare con un alce vivo sul parafango - il martedì, il giovedì e il sabato. Vengo preso dal panico.
Allora mi sovviene che un mio amico dà una festa in costume, quella sera. Prendo una decisione: vado e ci porto l'alce. L'imbuco e me ne lavo le mani. Detto e fatto. Arrivo e busso alla porta con l'alce appresso. Il padrone di casa ci accoglie sulla soglia. "Ciao", gli faccio, "conosci i Solomon?". Entriamo. L'alce socializza subito. Non se la cava mica male. Tanto più che un tale cerca, con una certa insistenza, di vendergli una polizza d'assicurazione.
A mezzanotte c'è la premiazione per i costumi più belli. Vincono il primo premio i coniugi Berkowitz, travestiti da alce. L'alce arriva secondo. Come monta su tutte le furie! Lui e i coniugi Berkowitz si prendono a cornate, lì, in salotto. Si tramortiscono a vicenda.
Ecco, dico fra me, il momento opportuno. Acchiappo l'alce, lo lego al parafango e via - torno nei boschi. Sennonché ho agguantato i coniugi Berkowitz. Ed eccomi a viaggiare con due ebrei sul parafango. Laddove vige una legge nello Stato di New York, per cui ciò è severamente vietato il martedì, il giovedì e soprattutto il sabato...
La mattina seguente, i coniugi Berkowitz si risvegliano nel bosco in costume da alce. Di lì a poco il consorte viene abbattuto, imbalsamato ed esposto, come trofeo di caccia, al Circolo Atletico di New York. È da ridere, veramente, perché a quel club non sono ammessi gli ebrei...




Fino al momento precedente a quello in cui cominciamo a scrivere, abbiamo a nostra disposizione il mondo (...) il mondo dato in blocco, senza né un prima né un poi, il mondo come memoria individuale e come potenzialità implicita (...). Ogni volta l'inizio è quel momento di distacco dalla molteplicità dei possibili: per il narratore è l'allontanare da sé la molteplicità delle storie possibili, in modo da isolare e rendere raccontabile la singola storia che ha deciso di raccontare"
A proposito dell'incipit il caro Calvino butta lì quattro parole. Fantastico.
L'incipit è l'avvio del raccontare, di qualsiasi componimento ed è un momento meraviglioso e non potrebbe essere diversamente. Pensiamo all'inzio di una qualsiasi attività, alla motivazione ed alla emozione che portiamo gettandoci a capofitto in una nuova avventura. La sensazione meravigliosa quando inizia una nuova storia d'amore.
Se l'incipit fosse…Gioia non era mai stata in una Biblioteca…
Gioia faceva fatica a pronunciare correttamente il nome biblioteca. A volte le sembrava di non riuscire a pensare in maniera compiuta "B I B L I O T E C A". Pronunciare quel nome sembrava essere la prima grande sfida di questa giornata. Quel battere doppio le labbra per poi concentrarsi sulla lingua per farla appoggiare al palato. Proseguire per la lettera O e senza neppure accorgersene chiudere la pronuncia. BIBLIOTECA.
La seconda grande sfida di oggi sarebbe stata quella di varcare la soglia della biblioteca di Frittole. Le enormi porte che riflettevano infuocate il sole, sembravano ancora più grandi. Il tempio della conoscenza che giaceva davanti a lei, sembrava lasciar presagire che oltre la soglia il grande scibile umano giaceva pronto per essere consultato. L'emozione di varcare le porte di vetro le chiudeva lo stomaco. Era una sensazione che si riservava solo per le grandi occasioni, le cerimonie importanti…le prime volte della vita.
Gioia fece un lungo respiro e dentro di se trovò la forza per andare oltre. Un attimo dopo era nuovamente ferma, anche se all'interno questa volta. La forma contemplativa, sembrava oggi, essersi impossessata di lei. Il silenzio rispettoso di quel luogo sacro la investì in pieno. Si senti come al cospetto di una grande ed invisibile divinità. Fu meravigliata della grande pace e compostezza con cui l'ambiente si rivelava secondo dopo secondo. Diritto a lei si presentavano alle estremità del suo campo visivo due colonne. Oltre queste, sulla sinistra, un enorme bancone dominava l'accesso.
Una signora con occhiali tondi e la pettinatura a cipollotto, doveva essere il direttore di quella "orchestra". Tutte le persone sembravano muoversi al suono di una musica, al il ritmo di un'aria per violoncelli. La severità era il tratto che contraddistingueva primariamente la signora, che in qualche modo le ricordava Therese.
Come se i pensieri e gli sguardi di Gioia attirassero attenzione, la signora alzò la testa in direzione di Gioia e inforcando gli occhiali disse : " Ciao Gioia, ti stavo proprio aspettando…"

