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lunedì 23 maggio 2011

Sonetto 60



Come le onde si susseguono verso la pietrosa riva,
così i nostri minuti si affrettano alla lor fine,
ciascuno spingendo via quello che ha dinnanzi,
tutti con incessante affanno lottano in avanti.

Quando una nuova vita, affacciatasi alla luce,
con gran fatica è giunta alla sua maturità,
insidiosi influssi le contrastan tale gloria,
e il tempo ora distrugge il dono che le diede.

Il tempo travolge il fiore della gioventù
e scava fonde rughe in fronte alla bellezza,
si pasce delle più rare dolcezze del creato,
e nulla è risparmiato al mieter della sua falce:
ma i miei versi resisteranno alla futura età
per dire il tuo valore contro il suo crudel potere.

Shakespeare

venerdì 3 aprile 2009

Amleto Atto III, scena 1


To be, or not to be, that is the question

Whether 'tis nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune,
Or to take arms against a sea of troubles,
And by opposing, end them.
 

Essere o non essere: questo è il problema:
se sia più nobile all'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di problemi e combattendo disperderli.
 

To die, to sleep-
No more and by a sleep to say we end
The heart-ache, and the thousand natural shocks
That flesh is heir to; 'tis a consummation
Devoutly to be wished.
 

Morire dormire; nulla più: - e con un sonno dirsi che poniamo fine al dolore e alle infinite miserie, naturale retaggio della carne, è soluzione da desiderare ardentemente.

To die, to sleep;
To sleep, perchance to dream. Ay, there's the rub;
For in that sleep of death what dreams may come
 
When we have shuffled of this mortal coil
 
Must give us pause - there's the respect
That makes calamity of so long life:

Morire - dormire - dormire, sognare forse: ma qui è l'ostacolo che ci trattiene: perché in quel sonno della morte quali sogni possan venire, quando noi ci siamo sbarazzati di questo groviglio mortale: è la remora, questa, che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.

For who would bear the whips and scorns of time
Th'oppressor's wrong, the proud man's contumely,
The pangs of despis'd love,
 the laws delay,
The insolence of office, and the spurns
That patient merit of th'unworthy takes,
When he himself might his quietus make
With a bare bodkin;

Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gl'insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell'uomo borioso, gli spasimi dell'amore disprezzato, gli indugi della legge, l'insolenza di chi è investito di una carica, e gli scherni che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale?

who would fardels bear,
To grunt and sweat under a weary life,
But that the dread of something after death,
The undiscovered country, from whose bourn
No travellers returns, puzzles the will
And make us rather bear those ills we have,
Than fly to others that we know not of?

Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una gravosa vita, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte - la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore - confonde la volontà, e ci fa piuttosto sopportare i mali che abbiamo, che non volare verso altri che non conosciamo?

Thus conscience does make cowards of us all,
And thus the native hue of resolution
Is sicklied o'er with the pale cast of thought,
And enterprises of great pitch and moment
With this regard their currents turn awry,
And lose the name of action.

Così la coscienza ci fa tutti vigliacchi; così la tinta naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo per questo riguardo deviano il loro corso: e dell'azione perdono anche il nome

lunedì 26 maggio 2008

Sonetto 48


I miei occhi e il cuore son venuti a patti

ed or ciascuno all'altro il suo ben riversa:

se i miei occhi son desiosi di uno sguardo,

o il cuore innamorato si distrugge di sospiri,


gli occhi allor festeggian l'effigie del mio amore

e al fantastico banchetto invitano il mio cuore;

un'altra volta gli occhi son ospiti del cuore

che a lor partecipa il suo pensier d'amore.


Così, per la tua immagine o per il mio amore,

anche se lontano sei sempre in me presente;

perché non puoi andare oltre i miei pensieri


e sempre io son con loro ed essi son con te;

o se essi dormono, in me la tua visione

desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.


Shakespeare

mercoledì 13 febbraio 2008

Sonetto 116



Se qualcuno si chiedesse a chi domandare parole di puro amore.

Dono ai miei pochi ma intensi lettori versi il cui amore e saggezza trasudano in ogni singola parola e spazio muto.

Grazie a tutti voi che visitate e lasciate messaggi.





Non che all'unione di animi costanti


ponga io impedimenti: non è amor vero


quel che ai mutamenti muta i manti


o s'immiserisce se l'altro è misero.


Oh no, no esso è un faro per sempre fisso


sulle tempeste, ma mai ne è turbato;


stella polare è per chi è nell'abisso,


e il suo valore è ignoto anche se stimato.


L'Amore non è del Tempo il buffone,


a dispetto della sua letale falce;


l'amore ai suoi brevi momenti s'oppone


resistendo fin al Giudizio iscritto in calce.


Se questo fosse errore e sia provato,


non ho io mai scritto e nessuno ha mai amato.


Shakespeare







qu

domenica 3 febbraio 2008

Giulietta e Romeo


Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo?
Rinnega tuo padre, e riufiuta il tuo nome!
o, se non lo vuoi, tienilo pure e giura di amarmi,
ed io non sarò più una capuleti.
Shakespeare

giovedì 13 dicembre 2007

Sonetto XV



When I consider everything that grows

Holds in perfection but a little moment,

That this huge stage presenteth nought but shows

Whereon the stars in secret influence comment;

When I perceive that men as plants increase,

Cheered and checked even by the selfsame sky,

Vaunt in their youthful sap, at height decrease,

And wear their brave state out of memory:

Then the conceit of this inconstant stay,

Sets you most rich in youth before my sight,

Where wasteful Time debateth with Decay,

To change your day of youth to sullied night:

And all in war with Time for love of you,

As he takes from you, I engraft you new.

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Quando penso che tutto ciò che nasce

Resta perfetto un solo breve istante,

E questa scena immensa offre solo fantasmi

Su cui le stelle calano il loro arcano influsso.

Quando vedo crescere gli uomini come le piante,

Favoriti o contrastati dallo stesso cielo,

E vantarsi in gioventù e al culmine decrescere,

Cancellando dalla memoria l’orgogliosa primavera,

Allora nel sogno di questa vita precaria,

Ti mostri ai miei occhi di gioventù vestito,

Mentre il tempo e la morte cospirano insieme,

Per trasformare in fetida notte il tuo fresco giorno.

Allora per amor tuo lotto col tempo

E come esso ti lacera, io ti risemino ancora.


William Shakespeare

giovedì 15 novembre 2007



"...Da quando l'anima mia, che mi è cara, fu padrona di scegliere e apprese a distinguere uomo da uomo, scelse te, e ti segnò del suo sigillo; te, perchè tu sei stato sempre uno che tutto sopportando nulla subisce: e con pari animo accoglie i favori e gli schiaffi della Fortuna.
Ah beati quelli nei quali istinti e raziocinio sono così ben commisti, che non si fanno zampogna per la Fortuna pronti a dar suono, comunque a quella piaccia diteggiare!
Mostrami un uomo che non sia schiavo delle passioni, e me lo porterò chiuso nell'intimo del cuore, nel cuore del mio cuore, come ora te.."
Da "Amleto" di William Shakespeare